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Musica e teatro in Giacomo Puccini

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Musica e teatro in Giacomo Puccini

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L'infanzia e la giovinezza di Puccini sono la parte meno nota della sua vita, sia a causa della scarsità di documenti, che a causa delle poche informazioni che il Maestro ci dà «... Svanisce sempre più il ricordo della mia prima vita ...», scrive nel 1908 alla sorella Ramelde.
Nuove e preziose notizie sui primi anni milanesi e sui rapporti con la mamma, le sorelle e il fratello minore Michele negli anni 1880-84, ci sono venute dall'epistolario
Puccini com'era, a cura di Arnaldo Marchetti, Milano 1973.
In questo suo lavoro, che si preannuncia di grande impegno, Gianfranco Musco esamina parallelamente la vita e le opere di Puccini riprendendo in talune parti l'impianto già adottato da altri qualificati studiosi come Mosco Carner. L'autore arricchisce l'indagine con una documentazione aggiornata e diffusa: questo è uno dei pregi dell'opera che agevola il lettore nell'analisi delle fonti, delle influenze letterarie e delle componenti culturali e storiche che stanno alla base delle composizioni pucciniane. La lettura del primo volume dedicato all'ambiente musicale lucchese, agli antenati alla famiglia e agli studi a Lucca e poi al trasferimento del giovane Puccini a Milano e alle prime quattro opere:
Le Villi, Edgar, Manon Lescaut e Bohème, mi consente di soffermarmi sul periodo milanese che il Musco tratta in modo dettagliato, ampio e completo. È degno di nota ad esempio, l'esame dei rapporti di Puccini con la Scapigliatura milanese e con Ferdinando Fontana, personaggio che, relegato tra i cosiddetti minori, fino ad oggi non ha avuto un'esatta valutazione critica. È stato detto da ogni parte, e a ragione, che i libretti delle Villi e specialmente quello dell'Edgar, sono scadenti. La relativa fortuna di quest'ultima opera è dovuta in gran parte al libretto, e Puccini stesso, divenuto in seguito più esperto, così scrisse all'amica inglese Sybil Seligman, combinando le sillabe del titolo: «E Dio ti guardi sempre da quest'opera». Ma, come dice il Musco nel capitolo: Influenze e orientamenti di natura ideologica, riguardante il periodo milanese, «i legami col Fontana costituirono per il giovane Puccini l'occasione per avvicinarsi a quel mondo della cultura lombarda che rappresenta una delle culture politico-letterarie più avanzate nel nostro paese il Fontana fu «sostenitore spietato di ideologie letterarie e sociali, pertanto rimane incomprensibile come non le abbia mai adombrate nei suoi libretti ... il che non era accaduto ad uno scapigliato come il Boito, le cui idee erano presenti anche nei suoi libretti d'opera».
Anche se dopo
Edgar Puccini non si valse più della sua collaborazione il fatto che abbia scelto il romanzo dell'Abate Prévost
Manon Lescaut, come argomento della sua prima opera di successo, deve essere sicuramente collegato all'influenza del Fontana - e questa è un'esatta intuizione del Musco -. In una lettera inedita di Ferdinando Fontana a Puccini, c'è la precisa proposta di ricavare un'opera dal romanzo di Prévost. Da Milano, 23-24 marzo 1885: ti manderò quel tal dramma di Manon Lescaut. L' bene che tu vegga come io pensi all'avvenire cioè a tenerti degli argomenti in pronto e tu leggi pacatamente questo dramma. Se hai letto il libro su Manon che io ti diedi già a Milano (e che ritirai) ti farai un'idea dell'impasto elegante e tragico che il soffio della passione può cavarne musicalmente ...».
L'opera del Musco - lo ribadisco - si presenta in questa prima parte fruttto di una ricerca completa ed estremamente documentata: si può dire che l'autore abbia consultato ed esaminato tutto il materiale pubblicato su Puccini, sulla storia della musica lucchese e sul contesto storico in cui il Maestro visse, senza tralasciare alcuna notizia utile ad illuminare personaggi ed ambiente. Mi auguro, dunque, che a tanto impegno corrisponda il dovuto successo.

SIMONETTA PUCCINI
                                                                                       Presidente dell'Istituto di Studi Pucciniani

 
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