Libertà - CALOSCI

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Libertà

Link > Seconda Guerra Mondiale - Testimonianze


Clicca nel carrello per acquistarlo

Libertà

12,00 € Aggiungi


Questa è la mia vera storia di partigiano, dal nome di battaglia «GIOIA», storia che incomincia a Padova, quando prestavo servizio nell'Arma dei Carabinieri, il 26 Luglio 1943 all' indomani della caduta del fascismo, e prosegue, dopo 1'8 Settembre 1943, in provincia di Arezzo, prima con il gruppo «Bibbiano», di cui ero il comandante, poi con quello del brigadiere dei Carabinieri Zudas, ed in seguito, dopo una breve parentesi di appartenenza alla formazione partigiana di Licio Nencetti, con la «XXIII Brigata Garibaldina Pio Borri», comandata dal capitano Siro Rosseti.
In concreto la mia storia si identifica, quasi interamente con la storia della resistenza armata; resistenza che ha operato con azioni di guerra principalmente sull'appennino aretino e cioè in quel gruppo di catene montagnose che vanno da Poti, sopra Arezzo, al passo della Libbia, sopra Anghiari e su su fino alla Verna e che hanno come epicentro il più alto promontorio che prende il nome di Alpe di Catenaia, dall'omonimo paese situato alle prime propaggini della montagna. Straordinario è il ricordo che mi ha lasciato: quello di un'enciclopedia vivente della tragica frontiera che ci si parava davanti. «Gioia» racchiude ancora nella mente e nell'anima una sorta di diario storico.
Racconterò, perciò, la mia storia senza retorica, senza enfasi, eliminando i luoghi comuni, e scrivendo con semplicità e con scrupolosa obiettività; bando ai trionfalismi e alle frasi fatte di cui alcuni (poco o punto protagonisti di questa storia partigiana), si sono serviti in certi loro scritti dopo la liberazione di Arezzo, raccontando di fantomatici gruppi partigiani che sarebbero spuntati come funghi in provincia di Arezzo prima del Febbraio 1944, di immaginarie battaglie combattute da fantasiose divisioni partigiane, di agguati o imboscate mai fatte ai tedeschi e ai fascisti, di riunioni mai avvenute tra personaggi appartenenti a diverse formazioni partigiane, di contatti tra comitati di liberazione mai esistiti, e di organigrammi di quadri partigiani mai fatti.
Tutto ciò che è stato scritto sulla guerra partigiana in provincia di Arezzo, presenta grosse lacune ed è in massima parte frutto della fervida fantasia di persone che hanno, tra l'altro, innalzato immeritatamente agli altari i pavidi, gli indecisi, i furbi, gli imboscati, gli assenti, gli ultimi, coloro che la guerra partigiana l'hanno vissuta senza lode né gloria, nascosti in comodi e sicuri nascondigli, dimenticando invece gli oscuri ed umili eroi di tutti i giorni quelli che veramente hanno impugnato le armi e preso parte attiva alle azioni di guerra.
Questo mio libro, che raccoglie i fatti più salienti della guerra partigiana in provincia di Arezzo, a distanza di quasi 50 anni, si ripromette di descrivere quegli avvenimenti con serenità e obiettività, senza fronzoli, né belle favole (fatte per incantare i bambini e farli contenti); una storia cioè risciacquata nelle limpide sorgenti dell'Arno, in tutta la sua cruda e a volte spiacevole realtà, per far luce a tante ombre.
È la storia, quindi, di uno come me, decorato della «Croce al Merito di Guerra», in seguito ad attività partigiana, che visse in prima persona la guerra contro il fascismo e il tedesco invasore fin dalle sue prime origini. Una lotta ad oltranza che terminò il 16 luglio 1944 con la liberazione di Arezzo da parte delle forze alleate e di un commando di 16 partigiani della «XXIII Brigata Garibaldina Pio Borri».

Una guerra combattuta duramente, fatta di vittorie e sconfitte, di pochissime gioie e molte amarezze, tra mille avversità e pericoli vissuta sul filo dell' esistenza, sempre più precaria, giorno dopo giorno.

 Dall'Alpe di Poti, all'Alpe di Catenaia e alla Verna, dall'Alpe di Pratomagno lungo i monti dell' appennino aretino e le valli dell'Arno che dall'alto Casentino discende verso la pianura di Arezzo, ho vissuto con la purezza e la baldanza dei miei vent' anni a fianco di altri compagni, l'indimenticabile ed eroica sfida al padrone fascista e tedesco.
In quella lotta, consumata fino all'ultimo respiro, molti compagni caddero nell' impervio cammino di tutti i giorni sacrificando le loro giovani vite. Fu una lotta impari contro un nemico disumano, agguerrito, organizzato, bene armato ed equipaggiato, numericamente superiore, che si appoggiava su basi comode e sicure.
Noi partigiani male armati, braccati come cani randagi dai fascisti e tedeschi, denutriti, disorganizzati, inesperti, privi di guide capaci, senza un giaciglio dove poter reclinare il capo, sbattuti come foglie al vento, esposti a tutte le intemperie del tempo, eravamo sorretti soltanto da una fede profonda e da una forza di volontà che ci faceva superare qualsiasi ostacolo e pericolo.
In questo buio scenario il sostegno silenzioso, ma non per questo meno meritevole, di tutta la popolazione (che pure non ha avuto medaglie), ci fu di grande aiuto e lo pagò in morti a seguito di feroci rappresaglie dei nazi-fascisti. Gli avvenimenti, se pur lontani, sono rimasti nitidi nella mia mente come sono ancora vivi e presenti i protagonisti che con me presero parte alla lotta, partigiana.
Non tutti i miei compagni, con i quali ho combattuto fianco a fianco, e molti sono morti nella lotta, hanno un nome e cognome, perché alcuni di essi sono svaniti nella mia mente e altri adottarono un nome di battaglia come Aquila, Falco, Volpe , ecc. Io li ricorderò, in questo libro, così come li ho conosciuti. Sono nomi che nascondono tante altre eroiche storie di vita partigiana.

FULVIO RIGHI (Gioia)



 
Torna ai contenuti | Torna al menu