La Madonna del parto di Monterchi - CALOSCI

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La Madonna del parto di Monterchi

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I "depositi della memoria antropologica" ci parlano qui di quei valori, di quei "segni" delle antiche culture contadine, ecclissatisi con straordinaria velocità. L'immaginario e la realtà della cultura agropastorale, di tempi abbastanza vicini, sono già adesso i lontani racconti dell'uomo e della donna, della puerpera e del bifolco, della sterile e dell'affamato.
L’autore, con la collaborazione dell'Istituto Studi e Ricerche sulla Civiltà Appenninica di Sestino (Arezzo), ha qui raccolto pazientemente "liturgie", punti nodali, quadri di vita, atteggiamenti, rapporti sociali anche soprannaturali, caduti ormai nell'oblio, ma registrati dai più ansiani nell'archeologia della memoria. Superstizione e magia, non di rado intrecciate con la religione, fortemente radicate, riescono ancora a resistere anche se un po' sopite.
Primaria la figura femminile. La sua fertilità e maternità erano la ricchezza di quel mondo. Le terre di Piero, quindi della "Madonna del Parto", simbolo di tutte le donne, segnate da acque salutari e lustrali, da pietre galattofore, da località sacralizzate erano pervase da una evidente cultura femminile. Lei, la donna, perpetuazione della vita, quindi "benedizione", "legame protettivo", "economia".

             

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