L'inquisito - Il difensore - CALOSCI

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L'inquisito - Il difensore

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L'inquisito - Il difensore

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Dalle presentazioni del libro:
«Senza giustizia»: in queste due parole, che sono le ultime, si condensa il
leit-motiv del breve incalzante romanzo. Il protagonista Luca Marniani, avvocato, accusato da un cliente di aver preteso centomila lire per corrompere un giudice, è oggetto di un'istruttoria stringente, condotta col rito inquisitorio, che, a differenza del rito accusatorio, non offre garanzie di sorta all'imputato. Luca stenta perfino a conoscere il preciso capo d'accusa e la base su cui si fonda, che in realtà è calunniosa e inconsistente, e per la paura di essere radiato dall'ordine professionale senza potersi difendere vive un turbinoso periodo in cui è dominato da ossessioni e deliri. Il romanzo si struttura appunto in due piani, reale e surreale, che si sovrappongono fino a confondersi, tenendo il lettore col fiato sospeso, anche per effetto dello stile teso e lampeggiante. Come nota il Di Biase, il racconto fin dall'inizio è condotto come «un'azione a rove» perché «incomincia dal dopo», e giustamente il Mana trova «la prosa insieme enfatica e ambigua, allusiva, ridondante, ai limiti della legittimità logica perché spasmodica tesa a darci lo strazio di situazioni abnormi, contorte, fuori dalle regole e dal prevedibile».
La suggestione dell'accusa ingiusta e ancor più del procedimento persecutorio è tale che Luca finisce col sentire il bisogno di «essere colpevole, per respirare». Così egli scarica il suo senso di colpa in oniriche fantasie punitive dei giudici, che sembrano reali, in cui arriva anche ad uccidere il magistrato che ha diffuso la notizia dell'incriminazione e lo ha squalificato di fronte a tutti. Inoltre, nello stato d'inquietudine in cui si trova, provoca un incidente reale, nel quale trova la morte la donna che ama, Paola. Nel conseguente delirio immagina che quella sia stata uccisa dai giudici e che egli la vendichi uccidendo sadicamente i responsabili e scaricando ancora su di essi l'angoscia di colpa. Si tormenta anche per l'amore sensuale che nutre per un'altra donna, Elvira, che è un po' l'antagonista della spirituale e materna Paola.
La narrazione procede attraverso una successione di quadri fantastici, impressionanti. Spicca fra tutti quello in cui Luca vede il proprio funerale, nel quale la sua bara è portata a spalla dai suoi inquirenti e accusatori, che si muovono come un enorme verme a dodici zampe.

Ancora il tema della giustizia, ma visto da un'altra angolazione.
Protagonita di questo racconto è un avvocato penalista che, pur avendo difeso in passato uomini rei di ogni tipo di eversione (è infatti convinto che «tanto più un'azione è aborrita tanto più è da ricercarne la ragione dentro di noi»), rifiuta di patrocinare la causa di un giovane motorizzato che ha colpevolmente investito e ucciso per strada una ragazza.
La bellezza del racconto - a parte la tesi di fondo contro l'uso irresponsabile del mezzo meccanico - consiste soprattutto nella grande ricchezza di motivazioni umane con cui il protagonista rivive in proprio il dramma sconvolgente dell'uomo lega alla vittima da un rapporto d'amore.
Non sarà inutile ricordare che questo racconto costituisce l'epilogo de Il mare verticale, con l'aggiunta di alcune pagine.


 
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