Eptamerone chianaiolo - CALOSCI

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Eptamerone chianaiolo

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Eptamerone chianaiolo

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PREFAZIONE - ovvero du' cianciafrùsquele prima de 'ngumincère

Tradurre un poeta greco in aretino, anzi in chianaiolo!? O che l'è preso al Professo' Ssantori, l'ha covèto la chjoccia sul cervello?
Tranquilli, si tratta di un'operazione legittima, che richiede una grande padronanza di tutte le risorse linguistiche: legittima perché la letteratura greca classica è scritta tutta in dialetto. Omero, Saffo, Aristofane e via dicendo scrivevano usando il 'Proprio" greco, che aveva caratteristiche vernacolari, come hanno fatto in tempi recenti il Belli e il Fucini. La differenza sta nel fatto che, mentre questi ultimi si dovevano confrontare coll'italiano in quanto lingua ufficiale della letteratura, per gli autori greci ogni dialetto aveva dignità letteraria e valeva quanto l'altro purché trovasse poeti e scrittori all'altezza del compito. Ogni città aveva il proprio governo, il proprio orgoglio municipale e usava il proprio dialetto, un po' come avveniva in Italia all'epoca dei Comuni nel basso Medioevo. Eroda di Cos, anche se è vissuto dopo il periodo classico della letteratura greca, non fa eccezione ed è quindi un autore dialettale.
Ma vire a pigliè' ppropio la parlèta de Bistone e de Menco de Cadecìo!?
Scelta azzeccata, almeno dal punto di vista di un aretino. I personaggi di Eroda non sono né eroi né divinità mitiche, ma gente comune, anzi decisamente da poco, descritta coi loro difetti, le loro meschinerie, i loro caratteri istintivi, e i
Mimiambi non sono altro che bozzetti, scenette di genere, che rispecchiano con immediato realismo gli aspetti piccanti della vita quotidiana. Roba da teatro di varietà di provincia. Per rappresentarli efficacemente in una traduzione la lingua letteraria, anche nei suoi registri colloquiali, risulterebbe impacciata e impropria, mancandole l'attrezzatura adatta, che invece possiede un dialetto arguto e sbracato come l'aretino-chianaiolo.
Ma al Professo' Ssantori chj gnen'ha 'nzento a parlè' ccusì mèle?
Uno che è riuscito a imparare il greco ha buone possibilità di spuntarla anche coll'aretino, che non s'insegna al liceo né all'Università, ma s'impara dal vivo, come tutto ciò che fa parte della nostra esperienza vissuta. Piuttosto la difficoltà mi pare un'altra: siamo proprio sicuri che i cittadini del Cavaldelciolla e gli abitatori delle Chiane conoscono il vernacolo nativo, che sono in grado di comprenderlo bene, se non di parlarlo? Questa mi sembra una buona occasione per metterli alla prova.

ALBERTO NOCENTINI


 
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