Cagli '900 Cronaca del fascismo e del dopoguerra - Parte seconda - CALOSCI

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Cagli '900 Cronaca del fascismo e del dopoguerra - Parte seconda

Link > ARCHEOLOGIA, STORIA, TURISMO, ARTE





Clicca nel carrello per acquistarlo


Cagli '900 Cronaca del fascismo e del dopoguerra

16,00 € Aggiungi

Dalla Presentazione del libro di Sante Marelli
L'Autore, la cui ricerca e consultazione d'una miriade di documenti per lo più sconosciuti (lettere private, testimonianze scritte, delibere, manifesti rintracciati in archivi, giornali, foto d'epoca, etc.) ha comportato un lavoro che non esiterei a dire intellettualmente "massacrante", prende appunto le mosse della narrazione storica, dal momento del consolidarsi del "fascismo" ormai trionfante; periodo che va all'incirca dal 1922 al 1926, anno in cui ha inizio la vera tessitura dello stato autoritario-totalitario. Egli puntualmente registra il passaggio dalla vita cittadina democratica, politicamente viva e dialettica nel contrasto dei partiti e delle ideologie, alla grigia vita della prassi monocorde della teoria fascista che vede così venir meno lo spontaneismo e il libero movimento d'idee della nostra città.
Così, imbrigliate le libere forze, in un clima di sospetti, di delazioni e di violenze alle persone (e giustamente Arseni dà il dovuto rilievo a fatti di uomini bastonati e inviati al confino, o costretti forzatamente all'esilio, oppure "sorvegliati" nell'ambito della vita della città); soppressi i partiti e le libere associazioni (civili e religiose); rientrati i contrasti tra Fascismo e Chiesa, dopo i famosi "Patti lateranensi" (1929) riguardanti i problemi dell'educazione e della formazione giovanile (che le due istituzioni intendevano avocare ognuna esclusivamente a sè); dispersi o ridotti alla ragione gli irriducibili antifascisti difensori delle ultime libertà: la vita d'impronta fascista si estende lentamente, come a macchia d'olio, anche alla società cagliese.
Arseni ha pagine lucide su questi fatti e narra delle visite di Mussolini alla città negli anni Venti, dell'entusiasmo che nonostante tutto esse suscitarono, delle fascistiche fanatizzate manifestazioni di fede. Egli bene illustra l'organizzazione della Cagli fascista che la emergente e poi dominante (finché un grave scandalo
di natura morale non lo trascinerà nel fango fino a scomparire a riemergere poi nel periodo "repubblichino") figura di Liberati, uno dei tanti "ras" locali che il mussolinismo ci diede, seppe ben strutturare quasi sull'esempio della vita di fazione degli uomini delle "signorie", adulati e temuti.
D'altra parte la dittatura instaurata, i podestà "imposti" dai Prefetti e sostitutivi dei "sindaci" scelti dal popolo, non vogliono ovviamente significare che nel campo degli interventi (pubblici e privati), la vita cagliese subisse una paurosa stasi. Interventi in opere pubbliche ce ne furono e Arseni annota correttamente e obietivamente quanto allora si fece. Ma, come dicono gli spagnoli, "asfaltar no es governar" e la vita della città necessariamente mostrava i segni, del resto inevitabili in tutte le dittature, d'un appiattimento delle diverse attività sui principi ideale-pratici d'un'unica fede dominante ed esclusivistica, la quale rendeva monotona la vita unidimensionale della società: e che esclusivamente poggiava sulla ideologia della violenza, cui col tempo si unirà la retorica "imperiale" assieme finalizzate alla preparazione alla "guerra", all'aggressività "imperialistica".
Sullo "sport" che il fascismo tendeva a privilegiare (per quanto gli impianti sportivi della nostra città restassero ampiamente insufficienti), sulla vita studente a livello universitario (il GUF, le conferenze culturali sulla razza, nonchè sulla "mistica" del partito di giovani chiusi nel cerchio stretto dell'ideologia fascistica); infine su certo "folclore" tipico dei regimi totalitari, Arseni ha pagine di rara precisione e avverti, nella sua frase breve e nervosa, la ricerca della massima "obiettività", che è prerogativa dello storico.
Il tristissimo periodo bellico (1940/1945), la fine del fascismo e, pertanto, dopo l'8 settembre 1943, la lotta "fratricida", sono ritratte esaustivamente con acutezza e scabro linguaggio oggettivo, lontano da una pur minima caduta nella facile trappola della retorica.
Specie la lotta partigiana (con i suoi scontri armati, le fucilazioni spietate, la presenza di oscure figure ambigue sicuramente appartenenti allo spionaggio) presenta pagine suggestive per aderenza realistica agli avvenimenti accaduti, che coinvolgono il lettore, mentre si manifesta la propensione dello storico (allora giovane che seppe rendersi conto, guadagnata la riva della libertà, delle aberrazioni e falsità dei regimi totalitari) per le idee liberaldemocratiche dominanti le libere nazioni dell'occidente europeo, portatrici della rinata democrazia.
La narrazione dei fatti amministrativi della vita democratica postfascista (che vide la rinascita dei liberi partiti, la presenza effimera di alcuni di essi tra cui il Partito di Azione, la ricomparsa di un certo fascismo delle origini, nel 1948, sotto forma di M.S.I., le divisioni tra i socialisti, massimalisti filocomunisti e socialde la presenza egemone delle due forze politiche opposte, P.C.I. e D.C., etc.) si presenta puntuale e lo storico ben si destreggia nella descrizione della congerie di fatti, a volte intricati, riguardanti la vita della città o la lotta convulsa comunale che Cagli ha espresso dal momento della "crisi" del frontismo egemonico
(anni sessanta), formula politica cui succedette, per parecchi anni, quella politico-amministrativa del "centrosinistra".
Sulla non limpidità di certe soluzioni che non esiteremmo a definire di stampo "trasformistico"; sul pervicace esclusivismo del P.C.L, partito egemone della sinistra, sulle feroci lotte intestine alla D.C., che videro bruciarsi uomini di quel partito che sembravano inamovibili: insomma su di una prassi politico-amministrativa che non può non condannarsi e che diremmo di basso profilo nonché di stile deteriore (e ciò sia d'insegnamento ai giovani affinchè non cadano nelle trappole della sporca e mendace politica), Arseni ha scritto pagine veritiere fermamente condannando certi esiti, cui si giunse, riprovando l'azione amministrativa sovente indecorosa, alla quale si dovette assistere.
Ma, è bene dirlo, non tutto fu governo deteriore, chè sovente il tono del dibattito all'interno della vita amministrativa e fuori di essa, assunse accenti di alto livello, degno di un fare politico che poi nulla aveva da invidiare a quello di altre città della provincia.
Largo spazio l'autore ha dato agli uomini di vita culturale-religiosa e intraprendenti nel campo scientifico e tecnico-economico, i più allontanatisi dalla città, col sottolineare anche i momenti di lutto, allorché si ebbe la loro dolorosa scomparsa, irreparabile perdita non solo per la comunità cagliese.
Passano sotto la sua penna personaggi di varia estrazione: scienziati, avvocati, valenti artigiani, uomini dell'alta amministrazione statale, sacerdoti, geniali imprenditori, musicisti, uomini di illustri casati del territorio amanti e "attaccati" alla città, che via via ci hanno lasciati.
                                                          

 
Torna ai contenuti | Torna al menu