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Arezzo medioevale

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Arezzo medievale

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Caduto l’impero romano, nel susseguirsi dei periodi goto-bizantino, longobardo e franco Arezzo lentamente si creò un suo ordinamentio amministrativo e territoriale. Il cristianesimo con i suoi protomartiri, i suoi Vescovi e le sue Pievi si diffuse.
Troviamo la Città circa l’anno 1000 cresciuta economicamente e socialmente, ma con feroci lotte interne tra guelfi e ghibellini ed esterne con le città vicine: Firenze, Siena, Perugia.Alla guida del comune all’inizio si alternano i Signori di parte guelfa e ghibellina. Questa alternanza si verifica anche per il Vescovo, che, quasi a bilanciare la situazione, è di parte guelfa quando il Signore è ghibellino e viceversa. La battaglia di Montaperti (1260) dà una svolta a questa alternanza. Decreta la fine della Corporazioni della Arti e il potere viene gestito dal Vescovo guerriero Guglielmino degli Uberti, che già dal 1258 aveva fatto occupare Cortona cacciandone gli abitanti, i quali soltanto nel 1261, con l’aiuto dei senesi, riuscirono a tornare. A fine 1275 Guglielmino ospita in Arezzo il Papa Gregorio X di ritorno dal Concilio di Lione. Improvvisamente il Pontefice si ammala e muore il 10 gennaio 1276, lasciando al Vescovo ben 30.000 fiorini d’oro, che serviranno per l’mponente costruzione della Cattedrale, dove verrà conservata la salma. In seguito a questa morte ha luogo proprio in Arezzo il primo Conclave della storia della Chiesa per l’elezione del nuovo Papa
Nel 1286 Guglielmino è cosiderato il capo della lega ghibellina e, alleatosi con Pisa, cerca di occupare Firenze senza riuscirci, ma subendo nel 1289 la durissima sconfitta a Campaldino, dove perse anche la vita.
Arezzo rischia la capitolazione, ma riesce a reagire e a riprendersi. Senza mai sopire la loro belligeranza gli aretini, nominato Podestà Uguccione della Faggiola, capo ghibellino, vollero riscattare la sconfitta di Campaldino e rivoltisi contro Firenze nel 1293 riuscirono a penetrarci attraverso la porta degli Spadai, ma dovettero subito battere ritirata. Con intenti espansionistici si rivolsero quindi verso l'Umbria e nei primi anni dopo il 1370 arrivarono ad impadronirsi di Assisi e di Città di Castello, suscitando ovviamente il risentimento del Pontefice, che scomunicò il Vescovo Signore Guido Tarlati di Pietramala e divise la diocesi aretina, instaurando quella di Cortona. Ciò nonostante il Tarlati non s’intimorì né permise che un altro si insinuasse al suo posto e con abili imprese militari fortificò i due fronti, verso lo Stato della Chiesa e verso Firenze, aspirando a diventare il capo della fazione ghibellina in Italia. Nell’ottobre del 1327 però improvvisamente morì, forse avvelenato.
Il potere della città fu subito preso dal fratello Pietro, detto Pier Saccone, e i Vescovi che si susseguirono persero il valore politico. Il ghibellismo toscano entrò in crisi, mentre Firenze e Perugia divennero sempre più forti tanto che nel 1337 Pier Saccone dovette trattare con Firenze cedendole Arezzo per la durata di 10 anni, che poi risultarano 7.
La notte del 28 settembre 1384 Endguerand VII di Concy, capo di una potente compagnia di ventura, conquistò e saccheggiò per 4 giorni Arezzo. Per questo si era accordato con il ghibellino Marco Tarlati, che voleva arrivare al governo della città, allora sotto il dominio guelfo. Ma Endguerand, non rispettando i patti, accettò l’offerta di Firenze, cedendogliela per 40.000 fiorini. Da questa data fino all’unità d’Italia è rimasta sotto Firenze.


 
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