Il traMsporto del tranviere - CALOSCI

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Il traMsporto del tranviere

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CORRIERE DELLA SERA

All'epoca di Romolo si andava a piedi, a cavallo, in lettiga o in carrozza. Ed è stato così per lungo tempo, finché non si è arrivati aí tram, agli autobus e alla metropolitana. Tutta la storia del trasporto pubblico romano è contenuta in un libro di poco più di duecento pagine, scritto da Osvaldo Zannoní: «Il tramsporto del tranviere» (Calosci - Cortona editore, 18 euro). Un autore che è entrato nel 1977 all' Atac dove ha percorso la sua lunga carriera fino a diventare dirigente. E i trasporti, si può dire, sono sempre stati la sua passione, prima perché si è laureato a La Sapienza in Sociologia proprio con una tesi dal titolo «I problemi della mobilità intra-urbana e la percezione degli operatori del trasporto pubblico a Roma», poi perché ha proseguito ed è diventato dottore magistrale con una seconda tesi: «Mobilità urbana e grandi eventi a Roma. Le ripercussioni sul trasporto cittadino dei grandi eventi politici, religiosi, sociali». Un libro dedicato a tutti i «Tranvieri» romani, proprio così con la «T» maiuscola, e «tramsporto» con la «emme», dove nella prefazione il segretario generale della Uil trasporti del Lazio Giancarlo Napoleoni ricorda l' autore come «un dirigente tranviere, uno dei pochi manager aziendali abilitati alla guida delle automotrici elettriche». E ancora: «una carriera fatta di piccoli e significativi passi in un percorso lungo 35 anni, durante il quale non ha mai abbandonato la storia del trasporto e ha sempre dimostrato il senso di appartenenza e di attaccamento all' azienda». Un libro fatto di parole e immagini e dove si celebrano i cento anni del moderno trasporto pubblico romano partendo dalle origini con i latini definiti «uomini migranti», ín cerca di un luogo salubre e fertile dove poter edificare le proprie capanne. «Roma è una città che soffre di eccessiva urbanizzazione da tempo immemore - scrive Osvaldo Zannoni - e l'espansione urbanistica non controllata ha condizionato e condiziona tutt'ora la mobilità». Ma pochi sanno forse che nel 1930 i romani chiameranno i nuovi tram, contraddistinti dalla numerazione aziendale 5000 «du' camere e cucina» o che nel 1937 nella «rimessa Flaminia» vi erano gli spazza-binari e gli spazza-neve, o che «già nel 1939 il parco filobus della capitale è di 160 vetture dislocate su undici linee ». E sono gli ultimi anni quelli dei grandi cambiamenti, da quello della colorazione delle livree dei mezzi pubblici con il «verde Roma 71», dove il numero indica l'anno 1971: colore cambiato di nuovo più di recente dall'assessore al traffico Walter Tocci con il rosso scuro e l' argenteo, mentre i tram diventano veloci con le linee «225», oggi «2» e con il tram «8» dal Casaletto all'Argentina. E c'è un episodio che Osvaldo Zannoni ricorda ancora con divertimento ma che non è scritto nel libro. «Il bigliettaio del 14 una sera (parliamo dell' anno 1978) - è il racconto - quando via Palmiro Togliatti si chiamava via Lacera, alla rientrata in rimessa a Porta Maggiore mi chiama: "capo, capo (io ero capo tecnico centrale) senti che mi è successo stasera. Ar capolinea al Quarticciolo m' è salito su uno con un giubbotto di pelle senza maniche tutto tatuato e la sigaretta accesa che fumava. Mi si mette davanti e mi fa: "E io la sigaretta non la spegno". Era l' ultima partenza di mezzanotte, così non gli ho detto niente". "Hai fatto bene" rispondo. Poi mi guarda e mi dice "E io er biglietto non lo faccio" e mi butta il fumo in faccia, "perché tutti quelli dell' Atac mi stanno antipatici". "E lo dice a me?" replica il bigliettaio. Una battuta che l' ha smontato, così è sceso e se n' è andato».

GERRONE LILLI

                                                                                  

 
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